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Fosforito, l'ultimo maestro (I)

Antonio Fernández Díaz. Un cantante di flamenco di fama universale. Un instancabile artigiano che ha conquistato il pubblico grazie a un modo unico di esprimere il battito dell'anima. cante e riempiendo ogni angolo del mondo con la nostra musica.

Manuel Martin Martin by Manuel Martin Martin
13 novembre 2025
en In prima pagina, Opinione
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Fosforito e Manuel Martín Martín, nella finale del Concorso per Giovani Talenti di Córdoba, 2024. Sono accompagnati, tra gli altri, da Pepe de Lucía e Paco PeñaFoto: Archivio Martín Martín

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A volte considero una dualità che può essere carica di significato profondo: il cantante di flamenco e la terra che lo ha visto nascere; il primo presuppone il secondo, e viceversa… Inizio così il saluto a un grande amico e ancora meglio a un maestro perché sono uno di quelli che credono che il luogo d’origine sia il guscio in cui ruotano gli echi e le idee immanenti nell’artista, un piccolo mondo sensibile che forse riassume la complessità del cosmo.

E lo dico perché è nella benedizione Puente Genil, quello che ha cullato gli echi di El Seco, Malos Pelos, Pinturas, el Niño de la Patro, Mateo Medina, Pepe el Pinto, el Niño del Dispensario e i fratelli Hierro, dove germina la maestosa espressione di Antonio Fernández Díaz, 'Fosforito', Il che mi ricorda una frase del funzionario di palazzo Joaquin Romero Murube"L'opera di un maestro possiede la forza indelebile con cui l'adolescenza conserva tutti i sentimenti che l'hanno ferita quando si è risvegliata alla vita dello spirito."

D'altra parte, il denominatore comune dei grandi uomini è che lasciano un'impressione duratura in coloro che hanno incontrato. Questa è la sensazione che mi travolge mentre siedo davanti a queste pagine bianche, attendendo con ansia il momento in cui questo tuttofare e maestro di quasi nulla potrà articolare parole, frasi e idee su un cantore dei cieli universali, un artigiano instancabile che ha coltivato un seguito creando un modo unico di esprimere il battito del cuore dell'anima. cante e riempiendo ogni angolo del mondo con la nostra musica.

A Fosforito, dalla fronte chiara e nobile, dal volto serio e pensierosoL'ho sempre immaginato scolpito nel bronzo nello splendore di una notte violenta e lattiginosa e nel Huerta de la Barca dalla sua città natale, dove nel 1986 abbiamo avuto l'onore di partecipare come relatori agli eventi in occasione della sua nomina a Figlio Prediletto.

Lo intravedo seduto su una panchina in un parco abbandonato che potrebbe benissimo trovarsi in uno dei meandri formati dal fiume che attraversa Puente Genil. La sua mano destra tiene saldamente la corona del canteLa sua mano sinistra regge a malapena un volume di poesie. Forse, per completare questa vibrante scena romantica, manca solo il dolce mormorio di una fontana o una voce timida e cristallina che balbetta nell'ombra.

 

"Durante il suo viaggio, si ha la vivida e penetrante impressione che egli sapesse fin dall'inizio che il suo obiettivo primario era quello di diventare grande per difendere la grandezza dell'Arte Flamenco»

 

Il suo sguardo, fisso su un sentiero tappezzato di lillà, assorbe tutto, senza lasciare nulla nascosto. Il suo sguardo, luminoso e fermo, sembra indicare che stia contemplando, in ogni istante, il continuo dispiegarsi. I suoi occhi, con il bagliore dell'eletto, sembrano aprirsi su un'oscurità insondabile. Un'intera vita di rischio e di casualità gli appare davanti come su una pellicola cinematografica, e l'anima di questo illustre andaluso, che ora ha il tempo di farlo, medita a lungo.

Lui, di carattere passionale e accattivante, veemente e di spiccata sensibilitàGuarda gli anni della sua infanzia scorrere via come un bambino che indossa le scarpe immacolate della domenica. L'uomo socchiude gli occhi. Ora inizia il caleidoscopio delle sue avventure.

No, la vita nel villaggio non lo ha mai soddisfatto. Aveva bisogno di un campo più ampio per le sue aspirazioni. Durante il suo viaggio, si ha la vivida e penetrante impressione che sapesse, fin dall'inizio, che il suo obiettivo primario era diventare grande per difendere la grandezza dell'Arte. FlamencoMa la destinazione non lo ha mai preoccupato. Il viaggio è ciò che lo ha sempre interessato. Non ha mai avuto fretta. Era consapevole che il suo cammino andava nella direzione scelta. Tutto ciò che contava era dedicarsi al compito giorno per giorno.

Il contatto costante con il mondo fittizio e vivace delle taverne, delle locande e delle fiere rafforza il suo spirito e gli conferisce una serietà fondamentale. Ciò è evidente nella meravigliosa precisione con cui esprime le sfumature più delicate, le forme più sfuggenti di canteTutta la sua movimentata vita nomade gli appare come un vasto crocevia; ogni viaggio nella sua memoria potrebbe essere la soglia di un nuovo canteTecniche di canto? Non ne conoscevo nessuna, ma la vita mi sta plasmando in una realtà che non ammette concessioni.

Col passare del tempo, il suo cante Scorre, pulsa, trabocca, e raggiunge gli angoli più remoti con maree mutevoli, eppure travolgenti come onde. Quando lo si conosce, se ne rimane affascinati, rapiti e posseduti. E se il genio è colui che, oltre a rappresentare un'epoca, anticipa e annuncia ciò che verrà, allora Fosforito possiede senza dubbio le caratteristiche del genio. Altrimenti, ricordiamo quando, nel 1956, nel I Concorso Nazionale di Cante Jondo Da CordovaFosforito anticipava già di qualche anno il suo futuro, diventando il vincitore assoluto di tutte le sezioni.

 

"Quando lo conosci, ti senti affascinato, rapito e posseduto da lui. E se un genio è qualcuno che, oltre a rappresentare un'epoca, anticipa e annuncia ciò che verrà, allora Fosforito ha senza dubbio le caratteristiche di un genio."

 

Prima ancora di compiere 24 anni, l'età in cui si cominciano a percorrere molte strade, il maestro ne aveva già percorse molte. È da questa data cruciale che il futuro dell'Arte diventa chiaro. FlamencoQuando quella voce di oleandro, graffiata dagli ulivi che ha detto Manuel Urbano, ci offre un'intera vita bruciata in assoluta dedizione a canteÈ la vita di un insegnante eterno che non ha mai smesso di essere uno studente nel profondo.

Ma Fosforito dovette affinare il suo ingegno per superare il declino e l'emarginazione di cui soffriva. flamenco che egli sosteneva. Doveva purificare tutta la sua esistenza in costante comunione con i misteri di quest'arte. Ci sono voluti sangue, sudore e lacrime per sfondare e raggiungere il palcoscenico mondiale e continuare a esibirsi fino a raggiungere l'universalità.Dimostrando, infatti, che avevamo a che fare con un essere dotato di un livello ben superiore al comune, dotato e armato di brillanti tesori di talento, di un linguaggio espressivo personalissimo e spinto avanti dalla volontà, dal sacrificio, dal coraggio e da un'instancabile diligenza.

E Fosforito ha sempre posseduto una risorsa inesauribile: l'entusiasmo. Per questo non sorprende immaginarlo sognare, giorno dopo giorno, perché tutti gli canteErano nella stanza accanto. Lì poteva sentirli ribollire, mormorare, aspettare con ansia l'ingresso di un uomo d'oro di Puente Genil che aveva il pregio di possedere una poliedrica capacità di infilarsi nelle più diverse situazioni ricreative e nella facoltà, come affermava. Ricardo Molin, per amplificare tutto ciò di cui canta.

In quest'ottica, dobbiamo riconoscere il privilegio che ha il vero appassionato di preservare dentro di sé la voce senza tempo di Fosforito, una voce in stato di grazia per fare, senza perdere le sue radici, musica flamencaUna voce intensa e ritmata, eppure rilassata e libera. Una voce sincera, a tratti ruvida e passionale. Una voce cangiante dei misteri del ritmo che, pur capace di inflessioni gentili, è spesso rigida e drammatica, quasi crudele; a tratti sembra assumere una posizione sociale vendicativa. Una voce, insomma, che, sorretta da una prodigiosa capacità di osservazione e da un'incomparabile magia nell'esprimere in modo suggestivo le cose più astruse e inaccessibili, si ritrova condannato a fare tutto il canteanche i più leggeri, un cante grande.

Questi attributi insoliti, uniti al suo temperamento intensamente poetico, si manifestano in un'espressione decisa che conferisce al paesaggio del flamenco un accento inconfondibile. Perché chi ha vissuto le miserie e la grandezza della nostra arte l'ha resa eterna per sempre. E la voce del nostro Fosforito – che a 93 anni ci ha salutato – sgorga dall'eternità, perché eterni e messaggeri di Dio sono i cantanti di flamenco che risvegliano un calore fiducioso nei nostri cuori, coloro che animano il nostro mondo attraverso la grazia del loro amore per la punta di diamante più preziosa del marchio spagnolo. ♦

 

* Continua…

 

Tag: Antonio Fernández DíazCantaor flamencoFosforitomorte di Fosforito
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Manuel Martin Martin

Manuel Martin Martin

Di Écija, Siviglia. Uno scrittore per il quale la verità è corrotta tanto dalla menzogna quanto dal silenzio. Tra gli altri, ha vinto il primo Premio Nazionale di Giornalismo per la Critica Flamenca, quindi non mi dispiace essere linciato se in cambio garantisco la mia libertà.

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Fosforito e Manuel Martín Martín. V Città di Úbeda. Foto: Toni Blanco

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