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Elogi alla comunità rom spagnola

Che queste righe servano a commemorare i 600 anni dell'arrivo dei Rom in Spagna e a mostrare loro la nostra considerazione e gratitudine per il ruolo essenziale che, in piena convivenza con i non Rom, hanno svolto nella caratterizzazione decisiva della FlamencoEntrambi furono eroi della stessa impresa. Ed è per questo che oggi celebriamo la Giornata Internazionale dei Rom.

Manuel Martin Martin by Manuel Martin Martin
Aprile 26 2025
en In prima pagina, Opinione
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Elogi alla comunità rom spagnola
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Oggi è un giorno da ricordare. Celebriamo il Giornata internazionale del popolo zingaro e in questo anniversario ricordo l'ex Presidente del Governo, Signor Adolfo Suárez González, sotto il cui mandato fu promulgata la prima legislazione pro-zingara di tutta la storia della Spagna. E non lo dimentico grazie al Associazione Nazionale della Presenza Zingara, che il 7 gennaio 1976 propose un Piano di Emergenza Statale per la Comunità Rom, che avrebbe dovuto inaugurare l'alba della dignità, dei diritti e delle libertà fondamentali per i cittadini Rom spagnoli.

Ma avendo recuperato quel ricordo dalla memoria, in una data così singolare mi sento in dovere di sottolineare che tra le tante incertezze che noi che studiamo il mondo continuiamo ad affrontare, Flamencologia, come mezzo, ovviamente, per contribuire con entusiasmo al prestigio dell'Arte Flamenco, sottolineiamo la determinazione la sua origine sta diventando sempre meno incerta, specificare la parte aliquota di coloro che lo hanno reso possibile e rappresentarlo in modo equo e senza interessi abietti, l'evoluzione delle varianti –rom e non rom– che lo compongono.

Rifiuto per principio il termine paga, perché appartiene alla lingua di Germanías e non a Caló, e rifiutando il termine dispregiativo gachóÈ noto che il mondo gitano andaluso partecipa allo sviluppo attraverso il quale alcune forme del folclore andaluso si cristallizzano in flamenco, un processo di trasformazione che, come ha sottolineato il ricercatore austriaco Gerhard Steingress nella sua comunicazione presentata alla I Conferenza Internazionale di Flamenco (Jerez, 1988), Ciò fu possibile solo grazie all'intervento decisivo dell'elemento andaluso-zingaro.

È così vero che anni prima del cante sarà chiamato Cante Flamenco, Inglese George Borrow applicò il termine nel 1841 flamenco a zingari nel suo libro Gli Zincali, pubblicato a Londra. Anche il Barone Charles Dembowski pubblicato a Londra Due anni di Spagna e Portogallo, durante la guerra civile (1838-1840), dove usa il termine flamenco come sinonimo di zingari che cantano e ballano a una festa.

Poco dopo, nel 1846, Richard Ford allude agli zingari o egiziani di Triana, le cui donne sono le migliori ballerine. Giuliano Zugasti, da parte sua, attribuisce nel suo primo volume di Banditismo (Madrid, 1876) il termine flamenco a musica gitana, e alla suddetta Conferenza Internazionale di Jerez, Eugenio Cobo ha affermato, nella sua presentazione El Flamenco nel teatro, che verso la metà del XIX secolo Gli zingari che compaiono nelle rappresentazioni folcloristiche sono spesso chiamati flamencos.

anche Blas Infante, padre della patria andalusa, trasferisce l'epiteto flamenco a zingari, anche se in seguito si corresse e lo derivò, dal punto di vista etimologico, dalla parola araba felah-mengu. Cosa succede se Demofilo Scrisse che, a metà del XIX secolo, la parola flamenco era sinonimo di Zingaro della Bassa Andalusia, l'ursaonese Rodríguez Marín già distinto nel suo libro L'anima andalusa (Madrid, 1929) due tipi di città nell'Andalusia musicale, il puramente andaluso e lo zingaro o flamenco.

Continuando su questa linea di esplorazione, cantare al flamenco Era sinonimo, quindi, di cantare come uno zingaro, come testimonia un documento che, per ragioni a me sconosciute, viene spesso trascurato. Mi riferisco alle informazioni in esso contenute Walter F. Starkie (Dublino, 1894-Madrid, 1976) in Don Gitano, un libro pubblicato nel 1944 che, affrontando i significati della parola flamenco, sottolinea: "Qualunque sia l'origine della parola, oggi in Spagna viene utilizzata in senso generale. Flamenco è il nome dato alla musica eseguita in stile gitano. La parola – continua Starkie – cominciò ad essere di moda in Spagna al momento della prima esecuzione di Carmen nel 1875, quando lo stile gitano divenne di gran moda. Qualsiasi brano musicale più o meno simile allo Cante Jondo o ciò che ha una sfumatura di zingarismo è chiamato 'flamenco'E generalmente la parola viene applicata, nella conversazione, a tutto ciò che si riferisce a qualcosa di luminoso, vivace e picaresco.'

 

"Io, spagnolo cantabrico, basco fino al midollo, desidero dichiarare qui di riconoscere tutta l'influenza – subletteraria, folcloristica, intima – che lo zingaro ha avuto sulla Spagna. Nelle superstizioni, nelle credenze, nelle arti, nella musica – soprattutto nella danza e nella corrida – e persino nella letteratura." (Miguel de Unamuno)

 

Affermazioni come quelle menzionate sono così ovvie che persino il Il signor Antonio Chacón, nell'intervista che gli ho fatto Luis Bagaria in occasione di Concorso Cante Jondo di Granada (La Voz. Madrid. 28 giugno 1922), racconta al giornalista – che gli dice che Volevo parlargli di cante jondo– con cui segue: “Fermati lì,” mi interruppe con una certa severità. “Devi chiamare cante zingaro, niente di cante jondo'.

E per dare un altro tocco a un giorno così significativo, salviamo il comunicato stampa pubblicato sul quotidiano di Siviglia Andalusia, dove annuncia la celebrazione della festa del santo il 29 settembre 1860, giorno di San Michele. Il signor Miguel Barrera, proprietario del Salon de Oriente, con una festa danzante, alla quale parteciperanno i principali cantanti, le più famose guillabaoras di flamenco e le più note boleras del paese…La parola è quindi associata flamenca a cantanti gitani.

Potremmo continuare a immergerci negli archivi dei giornali della seconda metà del XIX secolo o addirittura fare un'incursione nel romanzo gitano, come abbiamo spiegato in Le ballate tradizionali gitane in Antonio Mairena, una presentazione che abbiamo difeso nel 1987 al XV Congresso Nazionale di Flamenco, dove il romanzo (o i suoi frammenti) conservato nella popolazione gitana della Bassa Andalusia aleggia tra le radici oscure del genere, lasciando dietro di sé tracce inconfutabili –petenera, polo, bulerías, alboreá, romera, soleares, seguiriyas, tientos, tangos o tonás–, che confermano il postulato sopra menzionato.

Che questi dati servano, dunque, a commemorare i 600 anni dell'arrivo dei Rom in Spagna e a manifestare loro la nostra considerazione e gratitudine per il ruolo essenziale che, in piena convivenza con i non Rom, hanno svolto nella caratterizzazione decisiva della FlamencoEntrambi furono eroi della stessa impresa. Ed è per questo che oggi celebriamo questa ricorrenza.

La soluzione, tuttavia, a tali assurde controversie, ci viene dalla mano di Federico García Lorca, che, in una conferenza tenuta a Granada in occasione della preparazione del Concorso di Cante Jondo dal 1922, e benché nelle sue opere si mostri un grande amico degli zingari, afferma: "Ciò non significa, naturalmente, che questa canzone sia puramente loro (degli zingari), perché sebbene ci siano zingari in tutta Europa e perfino in altre regioni della penisola iberica, queste forme melodiche sono coltivate solo da quelli del sud. È una canzone puramente andalusa, che esisteva in embrione prima dell'arrivo degli zingari."

Se le persone, al di là della razza, delle credenze e delle idee, possono comprendersi anche attraverso il cuore, ciò che è necessario in questo 600° anniversario è, allora, saldare con comprensione il debito che tutti abbiamo con il popolo Rom, un debito che riflette Don Miguel de Unamuno in una lettera indirizzata allo scrittore, giornalista e lusofilo Ignacio de L. Rivera-Rovira, quando gli inviai un prologo per un libro del rumeno Mihai Tican.

Unamuno scrisse: "Agli zingari non è stata data tutta l'importanza che meritano nella formazione del carattere spagnolo. D'altra parte, forse l'importanza degli ebrei è stata esagerata. Eppure, c'è una proporzione molto maggiore di sangue zingaro e persino di spirito zingaro negli spagnoli di quanto si creda. Di cui non abbiamo motivo di vergognarci (...). Io", continua Don Miguel, "uno spagnolo cantabrico, basco fino al midollo, voglio dichiarare qui di riconoscere tutta l'influenza – subletteraria, folcloristica, intima – che lo zingaro ha avuto sulla Spagna. Nelle superstizioni, nelle credenze, nelle arti, nella musica – soprattutto nella danza e nella corrida – e persino nella letteratura".

E chi non è d'accordo, durante la Quaresima, dovrebbe almeno rispettare il comandamento della Bibbia: CAMELARAS TIRÓ SUMPARAL SATA TUGUE MATEJO (Tu ami il tuo prossimo come te stesso).

 

Tag: celebrazioneGiornata internazionale del popolo zingaroanniversari degli zingarizingariMiguel de Unamuno
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Di Écija, Siviglia. Uno scrittore per il quale la verità è corrotta tanto dalla menzogna quanto dal silenzio. Tra gli altri, ha vinto il primo Premio Nazionale di Giornalismo per la Critica Flamenca, quindi non mi dispiace essere linciato se in cambio garantisco la mia libertà.

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