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Come abbiamo imparato a dimenticare Antonio?

Sono trascorsi trent'anni dalla morte di Antonio Ruiz Soler, il ballerino più completo di tutti i tempi. Siamo costretti a ricordare chi eravamo per sapere cosa vogliamo essere e fin dove possiamo arrivare.

Manuel Martin Martin by Manuel Martin Martin
Febbraio 5 2026
en In prima pagina, Opinione
13
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Il film "Antonio, il ballerino spagnolo" debutta in occasione della Giornata mondiale della danza
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L'urgenza dell'informazione dovuta a la perdita di Luis Soler Guevara ci ha fatto evidentemente trascurare l'immediatezza del trentesimo anniversario dell'addio di Immagine segnaposto Antonio Ruiz Soler, il grande Anthony, che ci ha lasciato il 5 febbraio 1996 a Madrid, un oblio che ci mette faccia a faccia con la realtà.

Nei tempi contemporanei gli rendiamo omaggio nel XIII Ciclo: Conoscere il Flamenco, da El Monte, durante il primo quadrimestre del 1998. Fu perpetuato nel Teatro de la Maestranza di Siviglia da Compagnia di Danza Andalusa, con l'indirizzo di José Antonio, il 13 novembre 1999; è diventato legato a Conservatorio di Danza Professionale di Siviglia, quando il 3 novembre 2006 fu battezzato con il nome di Antonio Ruiz Soler, e, allo stesso modo, abbiamo assistito, nell'ottobre 2021, alla commemorazione che a Granada, anticipando il centenario della sua nascita a Siviglia, è stata messa in scena da Balletto Flamenco dall'Andalusia sotto la direzione di Ursula Lopez.

Oggi lo ricordiamo in ExpoFlamenco Perché siamo obbligati a ricordare chi eravamo per sapere cosa vogliamo essere e fin dove possiamo arrivare. Questo è l'aforisma a cui ci aggrappiamo per ricordare Antonio, la grande figura di quell'epoca della danza che va dalla Guerra Civile Spagnola agli anni Settanta.

Tra i suoi successi, il punto di riferimento imperdibile è la via sivigliana di Rosario, dove ha condiviso il palco con il maestro Rosario Per 22 anni ha coltivato l'apprendimento dello spagnolo classico con Maestro Oteroscuola di bowling con Angelo Pericet y flamenco con Piccola bottigliaEccelleva anche nel cinema e creò il Il balletto di Antonionotevole per la prima registrazione in assoluto della danza martinete al ritmo di seguiriya, filmata sotto l'Arco del Tajo de Ronda, a cui sarebbe seguito il montaggio del Suite di sonateDi Padre Antonio Soler, Il cappello a tre punte o Capriccio spagnolo.

Nel 1956 presentò per la prima volta la sua creazione flamenca più riuscita al Palace Theatre di Londra. La taverna del torodove ballava sua sorella Encarnación al ritmo di Chano LobatoDue anni dopo appare nel film Luna di miele (1958), da Michael Powelldove Antonio dà vita allo spettro di L'amore dello stregone e da cui evidenzio il suo gioco di gambe e il taranto, essendo inoltre colui che ha consegnato a Antonio Mairena la II Chiave d'Oro di Cante nell'Alcázar dei Re Cristiani, a Cordova.

Il 16 giugno 1978 iniziò al Teatro Lope de Vega di Siviglia un tour d'addio con lo spettacolo Antonio e il suo teatro Flamencoche ci ha costretto a rivedere il suo lavoro coreografico, di cui, oltre a quelli menzionati, segnaliamo le sue versioni di danze con i bastoni come la Bolero rubato, Piste da bowling a mezzo passo e piste da bowling di Malagueñas; Sonatina y Fantasia galattica, entrambi Ernesto Halffter; Giocare alla corrida, di Christopher Halffter; Concerto Allegro, di Enrico Granadoso Serranos de Vejer, di García Soler.

Il suo genio creativo traspare anche nel Fandango de Candil e Danze V, X e XI, da Granados; Stampa flamenco, Passo a quattro, di Sorozábal; L'amore dello stregone y Vita breve, di Manuel de Falla e Suite Iberia, di Albéniz, inoltre La donna sposata infedele, cosa che ha fatto per Mary Rose, per il quale ha anche coreografato la sinfonia sivigliana di Turina, Rugiada, una delle sue ultime creazioni, debuttò il 23 aprile 1987 al Teatro Monumental di Madrid.

 

"Da una prospettiva strettamente flamenca, Antonio ha reso possibile per il mondo la gestazione di cante "Dietro, oltre al giornale nella Guajira, l'uso del mantello per il bastone... (...) Fu il primo a coreografare il martinete e lasciò uno stile di gioco di gambe che, per la sua solidità e il suo virtuosismo, è rimasto un modello per la storia."

 

Scenografo e tecnico delle luci d'eccezione, Antonio avvicinò il balletto spagnolo al balletto classico, dimostrando al contempo una straordinaria padronanza delle scuole spagnola e flamenca. La sua compagnia di balletto, che fu chiamata in fasi successive Antonio Spanish Ballet, Antonio e i suoi Balletti di Madrid o Recital di AntonioPer più di sei lustri fu lo spettacolo più prestigioso della Spagna e del mondo, che vide la partecipazione dei personaggi più importanti e diede prova di una creatività così terrificante da non avere rivali.

Ci soffermiamo su questo aspetto perché ha forgiato un linguaggio insolito per l'appropriazione dello spazio scenico. Ha promosso la disciplina e l'eleganza per rafforzare l'estetica della danza. Ha diffuso la padronanza del sollevamento delle braccia e dei movimenti della vita negli uomini e, in breve, ha creato una scuola unica che, pur partendo dai principi classici, incorporò il balletto spagnolo – il folklore, flamenco, scuola di bolero e classica– alla categoria del balletto internazionale.

Fu eretto, appunto, nel il ballerino più completo di tutti i tempiPoiché, con la sua disciplina imposta e la sua presenza scenica, ha guidato personalmente la regia, la messa in scena, la produzione e la coreografia dei suoi balletti con un impressionante equilibrio di partecipazione artistica, musicale e visiva, presentando al contempo le innovazioni più compiute della seconda metà del secolo scorso.

Da una prospettiva strettamente flamenca, Antonio ha reso possibile la creazione mondiale di cante A quei tempi, oltre al giornale della Guajira, l'uso del mantello per il bastone, di ineguagliabile ispirazione, e la sua farruca da mugnaio, da Il cappello a tre punte, che debuttò alla fine del 1958. Fu il primo a coreografare il martinete, la sua creazione più fruttuosa già menzionata, e lasciò uno stile di footwork che, per la sua solidità e il suo virtuosismo, è rimasto un modello per la storia.

I suoi contributi includono anche tanguillos, alegrías, tanghi di Cadice e Triana, taranto, serrana, cabales di Silverio, seguiriyas, soleares, caracoles, lo zorongo nello stile del tango lento, fandango nello stile dei verdiales, ninne nanne e la saeta. Instaurò anche l'usanza di concludere i balli festivi con le bulerías, facendone un suo stile, una procedura che in seguito seguì con la rumba, e così via, contribuendo a un numero considerevole di brani che costituirono, per oltre vent'anni, lo spettacolo artistico e musicale spagnolo più prestigioso che ha girato tutti e cinque i continenti.

E Antonio, che ai suoi tempi era un re senza ombra, era considerato "il ballerino del regime franchista", per cui bisognava aspettare quel 5 febbraio 1996, quando gli dette l'ultimo addio, per vedere come la Spagna pianse la sua assenza, come testimoniano gli omaggi postumi o gli onori tributatigli negli ultimi anni.

Sono anche d'accordo che il Ministero della Cultura Il governo spagnolo non si è degnato di assegnare il Premio Nazionale al più grande creatore del secolo scorso perché così facendo avrebbe onorato un ribelle, mentre il andaluso Non gli è stato concesso il primo nel 1995 Chiave d'oro del Flamenco e non lo ha mai proposto per il Medaglia dell'AndalusiaMecenati privati, come il gruppo Cruz campoNé sono stati in grado di sollecitare la giuria ad assegnargli il Bussola del Cante, trofeo al quale si rifiutò di partecipare e di cui fu finalista nel 1988 e nel 1993.

Siviglia, tuttavia, si rifiutò di permettere che il suo figlio più universale fosse condannato a un ingiusto oblio, da qui il suo riconoscimento di Figlio Prediletto nel 1983, oltre ad altri riconoscimenti. A parte la sua Siviglia eterna, solo pochi artisti e alcuni analisti si preoccuparono della fioritura della sua arte. Gli altri impararono a dimenticare per sentirsi meglio. Occasione dopo occasione, il suo nome svanì dalla loro memoria. Abbandonarsi, quindi, in questo trentesimo anniversario della sua scomparsa, al dubbio se i mecenati della Cultura lo conoscessero, è come coltivare l'incertezza nella quercia da sughero dell'ignoranza. ♦

 

Tag: anniversario della morteAntonio il BallerinoImmagine segnaposto Antonio Ruiz Solerballerina di flamenco flamenco
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Manuel Martin Martin

Manuel Martin Martin

Di Écija, Siviglia. Uno scrittore per il quale la verità è corrotta tanto dalla menzogna quanto dal silenzio. Tra gli altri, ha vinto il primo Premio Nazionale di Giornalismo per la Critica Flamenca, quindi non mi dispiace essere linciato se in cambio garantisco la mia libertà.

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